Quando rifare il sito web: i segnali che contano e cosa si sistema e basta

La domanda di solito nasce da un’impressione: il sito sembra vecchio. È un buon motivo per guardarlo meglio, ma non basta da solo a decidere di rifarlo. Molte cose si sistemano in un pomeriggio, altre no, e rifare tutto quando bastava correggere due punti costa tempo e rischia di far perdere a Google le pagine che già conosce. Qui trovi i segnali per capire quando rifare il sito web, come controllarli da solo e cosa fare in ognuno dei casi.

Vecchio non vuol dire da rifare

Un colore datato, una foto brutta, un testo scritto male si cambiano senza toccare il resto. La domanda giusta non è se il sito piace, ma se fa il suo lavoro: chi lo apre capisce in pochi secondi cosa fai, dove sei e come contattarti?

Se la risposta è sì, probabilmente non serve rifarlo. Se è no, bisogna capire perché, e i motivi sono di due tipi: quelli che si correggono e quelli che stanno nelle fondamenta.

Dal telefono non si usa

Per un’attività locale buona parte delle visite arriva dal telefono, e anche Google valuta i siti guardando la loro versione per telefono. La prova si fa in un minuto: apri il sito dal tuo cellulare e prova a trovare orari, indirizzo e numero.

Se devi allargare il testo con le dita, se i pulsanti sono troppo piccoli da premere o se il numero di telefono non si chiama con un tocco, il problema è quasi sempre nella struttura. Un sito pensato solo per lo schermo del computer non si adatta con una correzione: è il caso più chiaro in cui conviene rifarlo.

Non riesci a cambiare niente

Orari sbagliati, un servizio che non fai più, una foto della vecchia sede. Se sistemarli vuol dire chiamare qualcuno e aspettare settimane, o se chi ha fatto il sito non risponde più, il sito smette di dire la verità sulla tua attività, e chi lo legge se ne accorge.

Prima di rifare, però, vale la pena chiedere gli accessi: a volte il sito è modificabile e mancava solo la password. Se invece è costruito in un modo che solo chi l’ha fatto sa toccare, o su uno strumento da cui non si può esportare niente, rifarlo è l’unico modo per tornare a gestirlo. In quel caso conviene anche verificare a chi sono intestati dominio e scheda Google, prima di cambiare fornitore.

È lento o il browser lo segnala come non sicuro

Se accanto all’indirizzo compare la scritta “Non sicuro”, manca il certificato che protegge la connessione. Si attiva senza rifare niente, spesso gratuitamente, ed è la prima cosa da chiedere a chi gestisce l’hosting.

La lentezza si misura con PageSpeed Insights, lo strumento gratuito di Google: si scrive l’indirizzo e si legge il risultato per il telefono. Se il colpevole sono immagini troppo pesanti, si sistemano una per una. Se invece il sito è appesantito da un tema pieno di funzioni che non usi e da decine di componenti aggiuntivi, correggere costa quasi quanto rifare, e il risultato resta un compromesso.

La parte tecnica è ferma da anni

Un sito fatto con WordPress o con strumenti simili va aggiornato, come il telefono. Se nessuno lo aggiorna da anni, i componenti usati possono essere stati abbandonati da chi li sviluppava, e un componente abbandonato non riceve più correzioni di sicurezza.

Il segnale tipico è l’avviso del fornitore di hosting che la versione del server usata dal sito non sarà più supportata, oppure un aggiornamento che rompe la pagina. Quando il sito non si può aggiornare senza rompersi, rifarlo è più sicuro che rattopparlo. È anche il momento giusto per chiedersi se serve davvero un sistema da aggiornare: per molti siti di attività locali un sito statico elimina il problema alla radice.

Non ti porta nessuna richiesta

Prima di dare la colpa al sito, controlla le cose semplici. Mandati un messaggio dal modulo contatti e verifica che arrivi. Cerca su Google il nome della tua attività e guarda se il sito compare. Chiedi ai clienti nuovi come ti hanno trovato.

Un modulo rotto o un sito che Google non trova si sistemano senza ricostruire nulla. Se invece funziona tutto e non arriva comunque niente, spesso il problema è il contenuto: pagine che non dicono cosa fai con le parole che usano i tuoi clienti. Anche questo si può correggere a pezzi, e diventa un motivo per rifare solo se si somma a uno dei segnali precedenti.

Se decidi di rifarlo, non perdere quello che hai

Rifare un sito non vuol dire ripartire da zero con Google. Le pagine che già conosce devono portare alle nuove con un reindirizzamento, altrimenti chi arriva da una ricerca trova una pagina di errore e quel posizionamento si perde. Prima di cominciare servono l’elenco delle pagine attuali e una copia completa del vecchio sito.

Il resto non si tocca: il dominio, le email e la scheda Google restano gli stessi e restano intestati a te. Cambia il sito, non l’indirizzo con cui i clienti ti conoscono.

Riassumendo: se il sito non si usa dal telefono, non lo puoi modificare o non si può aggiornare senza rompersi, va rifatto. Se il problema è una foto, un testo, il certificato o un modulo, si sistema. Come lavoriamo quando un sito lo rifacciamo noi è spiegato nella pagina sui siti web, e altre guide come questa stanno nelle guide. Se vuoi un parere sul tuo, puoi scriverci: il primo confronto è gratuito.