Scheda Google Business: la guida per un’attività locale

Qualcuno cerca il nome della tua attività su Google. Prima ancora dei risultati compare un riquadro con la tua foto, gli orari, il numero di telefono e le stelline delle recensioni. Quella è la scheda Google Business, ed è la prima cosa che la gente legge di te. Spesso è anche l’ultima: guarda l’orario, tocca il numero e chiama, senza aprire nessun sito.

Perché per certe ricerche conta più del sito

Il sito risponde a chi ti sta valutando. La scheda risponde a chi ha già deciso e deve solo agire: sapere se sei aperto adesso, quanto disti, che numero fare. Sono due momenti diversi dello stesso percorso, e il secondo è quello più vicino alla porta del negozio.

C’è anche una ragione pratica: la scheda compare nelle ricerche con la mappa, quelle in cui Google mostra tre attività della zona prima di qualunque risultato normale. Se non ci sei, in quelle ricerche non esisti, per quanto sia curato il tuo sito.

Prima cosa: la scheda deve essere tua

Molte schede esistono senza che il titolare le abbia mai create: le genera Google da fonti pubbliche, oppure le ha rivendicate anni fa chi ti aveva fatto il sito. È la scoperta spiacevole più comune, e conviene farla adesso.

Cerca il nome della tua attività su Google. Se sotto la scheda vedi la scritta che invita a rivendicarla, nessuno la controlla e puoi prenderla tu. Se invece risulta già gestita da qualcun altro, si può chiedere l’accesso: la richiesta arriva a chi la possiede, che ha alcuni giorni per rispondere, e se non risponde la si può ottenere. Non è immediato, quindi è meglio muoversi prima di averne bisogno.

Un’avvertenza che vale per sempre: la scheda deve restare intestata a te, anche quando la gestisce qualcun altro per conto tuo. Chi ti cura la presenza online può essere aggiunto come gestore, ruolo che permette di fare tutto senza portarsi via la proprietà. Se un fornitore ti chiede di essere proprietario, sta chiedendo una cosa che non gli serve.

Le informazioni che decidono se ti scelgono

Non sono molte, e sbagliarne una costa più di quanto sembri:

  • Nome, indirizzo e telefono identici ovunque, cifra per cifra: sulla scheda, sul sito, sui social, sugli elenchi. Le differenze confondono Google prima ancora delle persone, e sono la causa più banale di una scheda che non sale
  • Gli orari veri, chiusura settimanale compresa, più le chiusure straordinarie. Chi trova chiuso dopo aver letto aperto non ci riprova
  • La categoria giusta, che è quella che decide per quali ricerche Google ti considera. Una principale precisa vale più di cinque generiche
  • I servizi elencati uno per uno, scritti come li cerca la gente e non come li chiami in negozio
  • Il link al sito, che porta alla pagina giusta e non sempre alla home

Le foto sono le tue, non quelle di repertorio

Chi guarda una scheda sta decidendo se entrare in un posto che non ha mai visto, e una foto di archivio quella domanda non la risolve: mostra un locale qualunque, non il tuo. Serve l’esterno, per farsi riconoscere dalla strada, l’interno, e qualche lavoro fatto.

Il telefono basta, purché si scatti di giorno e con le luci accese. Va tenuto d’occhio anche cosa carica il pubblico: chiunque può aggiungere foto alla tua scheda, e una foto storta rimasta in cima per mesi è un danno gratuito. Vale la pena guardarci ogni tanto.

Recensioni: da quest’anno c’è una legge

Dal 7 aprile 2026 le recensioni online sono regolate dalla legge 34/2026, non più solo dalle condizioni di Google. Una recensione è lecita se la scrive chi ha davvero usato il servizio, entro trenta giorni dalla fruizione, e senza ricevere nulla in cambio.

Quindi chiederle si può ed è anzi la cosa più utile che puoi fare per la scheda, ma va fatto in un modo solo: chiedere a tutti, non solo a chi esce contento, e non offrire niente. Lo sconto in cambio della recensione non è più soltanto scorretto, è illecito, anche quando a proporlo è il cliente.

Rispondere conta quanto ricevere. Le risposte si leggono, comprese quelle alle recensioni negative, e una risposta pacata a una critica dice di te più di dieci stelle piene. Le linee guida operative delle autorità sono ancora in arrivo, quindi su come i trenta giorni verranno fatti rispettare conviene tenere l’occhio aperto.

Cosa vale la pena fare, e cosa no

Vale la pena tenere aggiornate le chiusure e caricare qualche foto ogni tanto: sono le due cose che costano cinque minuti e si vedono. I post sulla scheda hanno senso quando hai davvero qualcosa da dire, una chiusura, un servizio nuovo, un cambio di orario. Pubblicarli per riempire non porta niente.

Le domande che gli utenti lasciano sulla scheda le può rispondere chiunque, anche persone che con te non c’entrano nulla. Rispondere per primo, con la risposta giusta, evita che resti lì quella sbagliata.

Gli errori che costano

  • Doppioni: due schede per la stessa attività si dividono le recensioni e si penalizzano a vicenda. Vanno unite
  • Numero di telefono diverso da quello del sito, magari un vecchio numero rimasto lì
  • Parole promozionali nel nome, tipo aggiungere la città o un servizio al nome dell’insegna. Google lo considera una forzatura e può sospendere la scheda
  • Lasciarla ferma per un anno: non è una vetrina che si allestisce una volta

La scheda e il sito lavorano insieme: la prima ti fa trovare e ti fa chiamare, il secondo convince chi vuole capire meglio prima di decidere. Noi li gestiamo come un pezzo solo, e trovi il metodo nella pagina su come lavoriamo; se l’attività è in provincia di Pavia c’è la pagina della zona. Puoi scriverci senza impegno: il primo confronto è gratuito.