Aprire un e-commerce: cosa serve prima di scegliere la piattaforma

Quando si decide di aprire un e-commerce, la prima domanda che si fa è quasi sempre quale piattaforma usare. È la terza domanda, non la prima, e partire da lì è il modo più comune di ritrovarsi con un negozio funzionante che non vende. Le due domande che vengono prima costano solo tempo e decidono quasi tutto.

Le domande che vengono prima della piattaforma

Perché uno dovrebbe comprare da te invece che dove compra adesso. Se vendi prodotti che si trovano ovunque, alle stesse condizioni, il negozio online ti mette in concorrenza diretta con chi ha spedizioni gratis e magazzini enormi. Una risposta valida esiste quasi sempre, ma va trovata prima: una selezione che altrove non c’è, una competenza che accompagna l’acquisto, una zona che servi meglio di chiunque, un prodotto tuo.

Chi lo gestisce, e con che tempo. Un negozio online non è un sito che sta lì: sono ordini da preparare, pacchi da spedire, email a cui rispondere, resi da gestire, disponibilità da aggiornare. Quel lavoro compare dal primo ordine. Se non c’è una persona con del tempo dedicato, il negozio diventa una fonte di clienti scontenti.

Il lavoro vero sono le schede prodotto

Nel negozio fisico il prodotto si tocca e tu sei lì a spiegarlo. Online c’è solo la scheda, e deve fare entrambe le cose. È la parte che richiede più ore e quella che quasi tutti sottovalutano.

  • Foto vere, molte, da più angolazioni, con qualcosa che dia la misura. Le foto del produttore vanno bene solo se hai il permesso di usarle, e comunque ti fanno somigliare a tutti gli altri che vendono lo stesso
  • La descrizione che risponde alle domande del banco: misure, materiali, quanto dura, per cosa non va bene. L’ultima vende più delle altre, perché chi legge capisce che non gli stai vendendo la cosa sbagliata
  • Prezzo, disponibilità e tempi di consegna visibili subito, senza doverli cercare

Trenta schede fatte bene vendono più di trecento copiate dal catalogo del fornitore, e per Google è lo stesso: una descrizione identica a quella di altri cento negozi non gli dà nessun motivo per mostrare te.

Spedizioni e resi: dove se ne va il margine

Il costo di spedizione è il punto in cui si abbandona il carrello, e il motivo di solito non è la cifra: è la sorpresa. Un costo dichiarato dall’inizio fa meno danno di uno che compare all’ultimo passaggio.

I resi vanno messi nel conto prima di fissare i prezzi, perché non sono un’eventualità remota: quando vendi a un consumatore a distanza, lui ha diritto di ripensarci entro quattordici giorni senza dover dare motivazioni. È un obbligo di legge, non una gentilezza, e va scritto in chiaro insieme alle istruzioni per esercitarlo. Alcune categorie sono escluse, per esempio i prodotti fatti su misura e quelli deperibili: se è il tuo caso vale la pena farselo confermare prima di scrivere le condizioni, perché sbagliare in un senso costa clienti e nell’altro costa contestazioni.

Gli obblighi che una vetrina non ha

Un sito vetrina racconta. Un negozio online conclude contratti, e questo porta con sé una serie di doveri verso il consumatore: informazioni chiare su prezzo totale e spese prima dell’ordine, condizioni di vendita accessibili, il diritto di recesso spiegato, la garanzia legale, i dati dell’azienda e i canali di contatto.

Sono cose che si preparano insieme al negozio, non dopo l’apertura, e il posto giusto per sistemarle è il progetto, non il giorno in cui arriva una contestazione.

L’accessibilità, se non sei una microimpresa

Questo punto è poco conosciuto e riguarda parecchi negozi. La direttiva europea sull’accessibilità, operativa dal 28 giugno 2025, include il commercio elettronico tra i servizi che devono essere accessibili alle persone con disabilità, secondo standard tecnici precisi.

Le microimprese che forniscono servizi sono esentate, e per microimpresa si intende un’attività con meno di dieci addetti e non oltre due milioni di euro tra fatturato e bilancio. Sotto quella soglia l’obbligo non scatta. Sopra, sì, e le sanzioni previste non sono simboliche.

La verifica è rapida e va fatta all’inizio: se il negozio è di un’attività che supera quelle soglie, l’accessibilità entra nel progetto dal primo giorno. Aggiungerla dopo su un negozio già costruito costa molto di più.

Partire piccolo, e perché conviene

La tentazione è caricare tutto il catalogo e aprire in grande. Conviene il contrario: pochi prodotti, quelli che conosci meglio e che hai più margine a vendere, con schede curate davvero. Servono a capire come si comportano gli ordini veri, quanto tempo mangia la gestione, dove si inceppa il processo.

Dopo qualche settimana di ordini veri saprai cose che nessuna analisi ti avrebbe dato, e a quel punto ampliare è una decisione informata invece di una scommessa. Vale anche per la piattaforma: quella giusta si sceglie sapendo come lavori, non prima.

Se stai valutando di aprire, la pagina su come realizziamo i siti e-commerce spiega come impostiamo il lavoro, e trovi altre guide come questa nella pagina guide. Puoi scriverci senza impegno: il primo confronto è gratuito.